POGGIO “SFORNA” CAMPIONI

05.05.2012 by Roberta 

E’ si un altro campione a Poggio di Loro….. chi????

ma il nostro RICCA, perchè è così che noi lo chiamiamo a Poggio.

Ricca gioca a calcio nella Marzocco Sangiovannese  ed il suo allenatore Mr. Pallari ha scritto di lui: “Riccardo Mazza Imperiosi: educato e disponibile, pronto alla battaglia.” E noi siamo fieri del nostro “guerriero”.

Quest’anno con la sua squadra hanno vinto il campionato Giovanissimi 1997, per tanto un’altro fiore all’occhiello per Poggio ed un’altra stella virtuale alla nostra maglia poggese.

Ci uniamo ai complimenti dell’allenatore e dei Sangiovannesi tutti  e diciamo

BRAVO RICCA ,  BRAVI RAGAZZI!!!!!

RICCA - Marzocco Sangiovannese.

 

FIORI DI LILLA’, una casa per le fate.

03.05.2012 by Roberta 

Abbiamo ripreso questo articolo dal sito StileNaturale, siccome a Poggio questa pianta ha messo le sue “radici” ci è sembrato opportuno spiegarne il significato.

Un tempo si riteneva che la pianta di Lillà fosse l’ambiente ideale per le fate e una volta piantata vicino alle abitazioni poteva tenere lontani gli spiriti

Dove sono andati gli splendidi fiori lillà di un tempo?  Nei giardini di oggi la vista dei lillà è divenuta piuttosto rara e sembrano passati decisamente i tempi di cui parla Proust in Jean Santeuil, quando non c’era quasi casa, anche modesta, che non avesse nel proprio giardino un cespuglio di lillà.

Forse il fatto che il color lilla o viola sia il colore del lutto ha fatto sì che il fiore sia stato considerato in diverse occasioni il fiore della malinconia o della morte. In Persia, ad esempio, significa “abbandono” e un ramoscello di lillà era dato agli amanti quando venivano lasciati; in America e in Inghilterra si dice che le ragazze che indossano il lillà, eccetto che a Calendimaggio, non troveranno mai marito ed inviare un mazzo di lillà al fidanzato o alla fidanzata equivale a rompere il fidanzamento. Tuttavia,  nel linguaggio dei fiori il lillà ha un significato che sta ad indicare la giovinezza e la freschezza dei sentimenti.

Le origini della serenella (altro nome comune per lillà) non sono semplici. Sarebbe stata introdotta in Europa dalla vicina Turchia. Le prime descrizioni risalgono al XVI secolo e si susseguono rapidamente, dimostrando il successo e la veloce diffusione della pianta. In Turchia però sarebbe arrivata, come bottino di guerra, dalla Grecia dove già era coltivata. Il naturalista Rocher,  nel 1828 ne individuò l’areale d’origine in Romania e più in generale nei Balcani. Antonio Targioni Tozzetti, nel suo Corso di botanica medico-farmaceutica (1847) la definisce invece come “frutice nativo della Persia ma coltivato in tutti i giardini”.

Comunque sia, la serenella riuscì ad acclimatarsi perfettamente in molte zone dell’Europa ed anche nel nostro paese trovò larga diffusione. La Syringa vulgaris raggiunse l’apice della moda tra la fine dell’ ‘800 e gli inizi del ‘900.

Dalle Syringae si è estratto per un certo tempo, e tutt’ora si estrae seppure in misura minore,  il costosissimo olio di lillà, che si ricava dalla macerazione nel grasso e nell’olio delle specie più profumate. Il legno non è mai servito a gran che, se non per fabbricare pipe. Nella corteccia è contenuto un principio amaro caratteristico, la siringina, che è stato prescritto spesso dalla medicina popolare, in decotti ed estrazioni, contro le febbri intermittenti. Le foglie, amare anch’esse, sono ritenute toniche ed astringenti e con i fiori, macerati 15 giorni nell’olio, si prepara un unguento contro il reumatismo articolare, usato soprattutto nell’Europa orientale. All’infuso delle foglie venivano attribuite proprietà decongestionanti per il fegato e la digestione. Con i fiori si preparavano profumi e si ricavava anche l’olio da massaggio. Oggi si trovano in commercio i gemmoderivati  (Syringa vulgaris macerato glicerico), utilizzati come tonico del cuore e della circolazione.

Era antica credenza che le fate amassero stare tra i fiori di Lillà e che esso, piantato in un luogo, lo purificasse dal male. I fiori freschi potevano servire ad allontanare gli spiriti da luoghi infestati. L’olio era impiegato nei rituali di equilibrio mentale, per i poteri psichici e la purificazione.
La Syringa più profumata si dice sia la sweginzowii, seguita a poca distanza dalla vulgaris, dalla oblata e dalla pubescens. Ma occorre far molta attenzione in fatto di profumo perché buona parte degli ibridi moderni, spettacolari per grandezza di fiore, colore, resistenza alle malattie, non hanno quasi più profumo.

Giulia Bartalozzi

CHI …E’????

01.05.2012 by Roberta 
  • STA IN POSA COME UN “MODELLO”
  • HA I CALZINI CORTI, MA IL CAMBIO DI  STAGIONE GLI HA LASCIATO ANCHE QUELLI LUNGHI
  • DA NOTARE IL SUO  SORRISO SPONTANEO
  • LA SUA STRADA E’ GIA’ SPIANATA
  • DIVENTERA’  ADDIRITTURA “MISTER POGGIO”
  • CHI  E’??????????

 

QUELLI CHE …

15.04.2012 by Roberta 

Ciao a tutti,

abbiamo pensato di ampliare il nostro blog, inserendo una nuova rubrica; metteremo foto di chi e/o che cosa, che voi cercherete di indovinare.

Vi avvisiamo che qui non si vince niente, se non una sana risata nel rivedere qualcuno fotografato diverse primavere fa.

In tanto “riscaldiamo”  la memoria dei vostri ricordi con questa foto , dandovi anche le soluzioni.

PS. ce ne saranno per tutti.

Buon divertimento.

RESURREZIONE …

06.04.2012 by Roberta 

VITA

Le  lastre del borgo.

Il vento amico che muove incessante i rami degli alberi.

Il silenzio costruttivo .

Energie misteriose  frutto storico  delle mura, invadono chiunque di noi  passeggi tra i vicoli.

Immagino le mani che hanno posate le pietre  una su l’altra per regalarci Poggio di Loro.

Apprezzo gli sforzi che vengono fatti per  conservare Poggio come è oggi.

Cerco nel mio piccolo di contribuire perché Poggio migliori e confermi la sua identità e la sua cultura, che ne fanno un gioiello nel panorama del Pratomagno.

Torno ad affacciarmi al nostro blog per augurare a tutti una Felice Resurrezione. Non obbligatoriamente una Felice Pasqua. Questa potrebbe essere denigratoria verso chi non crede.

Il nostro borgo accoglie come fa ormai da centinaia di anni la Resurrezione. Della natura in primo luogo. Dell’umanità, dei progetti, delle speranze, dei sentimenti, delle aspettative e dei progetti in secondo.

In un momento di tristezza economica e sociale, ho voglia di augurare una Felice Resurrezione.

Resurrezione di anime, di intenti, di attese, di scoperte, di speranze, di odi, di ire, di amori, di perdono, di delusioni, di  rappacificazioni, di comunione, di confronto, di sviluppo.

Resurrezione di vita in tutte le accezioni che il termine include e che sono incapace di elencare.

Buona Resurrezione di sentimenti ed opere.

Come augurerebbe un Induista:

NAMASTE

La parola namaste letteralmente significa “mi inchino a te”, e deriva dal sanscrito: namas (inchinarsi, salutare con reverenza) e te (a te). A questa parola è però implicitamente associata una valenza spirituale, per cui essa può forse essere tradotta in modo più completo come saluto (mi inchino a) le qualità divine che sono in te. Unita al gesto di unire le mani e chinare il capo, potrebbe essere resa con: le qualità divine che sono in me si inchinano alle qualità divine che sono in te, o anche, meno sinteticamente, unisco il mio corpo e la mente, concentrandomi sul mio potenziale divino, e mi inchino allo stesso potenziale che è in te. In sostanza, dunque, il significato ultimo del saluto è quello di riconoscere la sacralità di ognuno di noi. Oltre a essere un saluto buddhista, è anche indù, che vuol dire mi inchino alla luce del dio che c’è in te.

Mi sembra la sintesi massima con cui augurare ogni bene e riconoscerci anche negli altri. Credenti o non.

Un saluto affettuoso

MAX